17 DICEMBRE – SERENA ALTAVILLA E COMANECI

Serena Altavilla

Foto: Silvia Bavetta

Nel corso degli anni l’abbiamo ammirata sui palcoscenici come frontwoman di Baby Blue, Blue Willa – prodotti da Carla Bozulich – e Solki, ma anche assieme a Mariposa, Calibro 35, La Band del Brasiliano, ecc. Adesso la straordinaria, duttile voce della cantante e songwriter Serena Altavilla è unicamente al servizio delle proprie canzoni, quelle raccolte nel suo primo album da solista “Morsa”, pubblicato da Blackcandy nel 2021 e realizzato con il supporto di un’illustre lista di collaboratori (il fotografo Jacopo Benassi, il produttore artistico Marco Giudici, Enrico Gabrielli e molti altri). Canzoni alt-pop in eleganti abiti dark, per la prima volta in italiano, che uniscono background art-punk, amore per la più nobile tradizione melodica e musiche d’avanguardia. Dall’album sono stati estratti due singoli, “Epidermide” e “Distrarsi”, accompagnati dai video realizzati dal collettivo John Snellinberg.

 Dal vivo Altavilla sarà accompagnata da Matteo Lenzi (Filarmonica Municipale LaCrisi) e Alessandro Gambassi (Topsy The Great, Solki, Diario di fumo).

 “Ho spesso avuto la sensazione di essere stata morsa dalla taranta, così come ho provato spesso la sensazione di essere stretta in una morsa, di non riuscire a muovermi, reagire e scappare. Il morso della tarantola, che dà vita a una purificazione passando attraverso l’isteria e la perdita di senno, è l’espressione di una lotta interna ed esterna che soltanto la musica può curare. La spinta a cercare ciò che morde, la ricerca dello scontro. Sentire il bisogno di esplodere per ritrovare i pezzi e ricomporsi, per rinascere”.

Comaneci

Foto: Chiara Pavolucci

L’anguilla rappresenta un enigma.
È pesce ma anche altro, serpente, verme, mostro marino.
La figura dell’anguilla spinge a perseverare nella ricerca, a prescindere da quanto tempo sia necessario o da quanto disperata sia l’impresa. La sua vita è un dilemma che spinge i ricercatori all’ostinatezza.
Anguille è un disco di perseveranza e trasformazione: nato e cresciuto in tempi di lontananza e limitazioni, ha cercato di trasformarsi in un’occasione per esplorare nuovi orizzonti. La produzione vede in regia di registrazione, mixaggio e mastering Mattia Coletti, collaboratore di lunga data della band.
Il lavoro è stato realizzato in due anni e inciso non in studi di registrazione ma in luoghi altri, quali lo spazio teatrale dell’Arboreto – Teatro Dimora di Mondaino e una casa in collina a Cartoceto, luoghi che hanno caratterizzato l’album con i loro suoni e il loro potenziale immaginifico.
I testi sono elaborazioni di o testi poetici per intero, rappresentano un “a capo” costante, un vertere continuo per un nuovo inizio.
Hanno collaborato al disco Tim Rutili dei Califone e Troy Mytea aka Dead Western con le loro voci meravigliosamente stranianti e Luca Cavina (Zeus, Arto, Calibro 35) con eleganti parti di basso e synth.

I Comaneci sono: Francesca Amati, Glauco Salvo e Simone Cavina.